Bernarda

Amiche Iperattive VS Amiche Statiche

A volte mi ritrovo ad osservare la ridente fauna che il Cosmo mi ha donato, quelle allegre zuzzurellone insane delle mie amiche. Ebbene sì, sono una fortunella ad avere un’incredibile varietà di Bernarde fuori di testa intorno. Mi domando anche se non ci siamo ritrovate ed unite nel corso degli anni per una sorta di affinità elettiva psicotica, una somiglianza, un richiamo tra anime tormentate e rimbecillite. Perché boh, non riesco a decifrare quei gruppi di manze tutte uguali, tutte omologate, sorridenti, frivole e fondamentalmente, strapallose. Pallose solo a guardarle. Mi fanno venire il latte alla Bernarda solo stando loro vicina.

Son quelle squinziette ormai trentenni che pubblicano sui social casse di foto cuoriciose, stucchevoli e melense prediabetiche, son quelle che ti vien voglia di tirargli una badilata per vedere se gli esce un po’ di carogna, non so, qualsiasi reazione purchè si levino quell’aria pallosa dai candidi musetti.

E poi ci sono le mie. Ci sono io con le mie. Un gruppo di dissestate, nevrotiche, semialcolizzate e malate di sushi. Ognuna con la sua storia agghiacciante alle spalle, un ghigno malefico in tacco 12 e la vipera sempre pronta.

No dai, non siamo sempre così. Così siamo in buona. Pensate a quando abbiamo le mestrue. E poi pensate a quando abbiamo le mestrue sincronizzate, ovvero sempre. Poi quando avete pensato a tutto questo, potete scappare urlando. Ne avreste piena ragione.

Bene, ora che vi ho sommariamente descritto in quale laguna paludosa mi sono immersa circondata dall’affetto delle mie amicissime, passiamo all’argomentone. Oggi mi sento davvero ispiratona, molto impegnata.

Dunque, parliamo dei vari approcci alle serate. Parlandone proprio con loro è emerso (e qui si entra nello scientifico) che esistano due fazioni diverse per affrontare una serata, o una vacanza, o insomma un evento che ancora regge il colpo anche per noi trentenni incarognite. Semplifichiamo a due perché sappiamo tutti che in realtà ne esistono molte, molte di più, ma non ho un cazzillo di voglia, ho sonno cronico e non faccio sesso da molto, molto tempo. Ma senza ulteriori indugi, ve le descrivo.

È facile:

  • L’IPERATTIVA: Iddio ce ne scampi e liberi. L’iperattiva deve essere sedata. A martellate. Finchè non vedi un pochino di materia cerebrale, giusto una puntina; poi forse si sarà calmata, e potrai arrestare la tua furia cieca. Perché l’iperattiva è una esasperante maniaca dell’uscita fissa. Con lei non c’è riposo, non c’è sosta, non c’è pausa e non c’è scampo. Se entri nelle sue grazie ti trascinerà in improbabili uscite ogni sera che il Signore mette in terra, anche la sera in cui tu hai le mestrue, l’impacco in testa e i peli sulle gambe. In tali uscite tu sarai tramortita da una giornata di incazzature e sbattimenti, lei no. Lei è fresca come una rosa, vestita bene, con un calice di vino in mano e la voce a 120 decibel che manco le casse sottopalco ad un concerto dei Metallica. Sarà talmente euforica per qualsiasi cosa da farti implorare un colpo di fulmine o un infarto pur di sottrarti al supplizio. Il suo ricorrente “Che si fa stasera?” viene spesso seguito da un vaffa generale, anche perché di lunedì che cazzo vuoi fare??? Ma lei non molla, e trapana le ovaie finchè qualcuna non cede e si immola; se nessuna si arrende, le punizioni sono i suoi messaggi vocali in chat a cadenza fissa, di solito ogni 10 minuti. In tali messaggi lei scarica tutta la sua frustrazione del dover restare a casa per “colpa tua”, dandoti della “spenta” anche quando fondamentalmente non c’è un cazzo da accendere. La cosa più bella, il sollievo più elevato, il godimento più spassionato che si può provare accade nel raro e misterioso fenomeno dell’incontro tra iperattive. È un momento delicato, come quando metti due scimmie urlatrici che non si conoscono nella stessa gabbia. Devi usare molta cautela, gettare una banana e fuggire fuori dalla gabbia attendendo l’esito; possono scuoiarsi vive o adorarsi alla follia. Bene, io ho la fortuna di avere delle amiche iperattive che si amano alla follia, quindi capaci di spidocchiarsi tra di loro e lasciare in pace noi normouscenti, almeno infrasettimana. Perché nel weekend si coalizzano e scatenano la loro furia contro il resto del mondo. E allora sono cazzi.
  • LA STATICA: Iddio le faccia un elettroshock. La statica è la nemesi naturale dell’iperattiva. Al contrario della prima, infatti, l’amica statica è una soporosa stanca cronica. Qualsiasi proposta anche blanda e senza l’impiego di nessun tipo di sforzo se non sollevare un bicchiere viene rimbalzata con una litania liturgica e soporifera. La stanchezza cronica della statica le impedisce di cambiarsi per uscire, truccarsi, mettersi i tacchi e anche qualora questo miracolo accadesse, ha orari da Cenerentola. Quando parte la serata lei va a letto. Quando si va in discoteca lei va a letto. Quando si vuole uscire dalla città lei va a letto. Col fidanzato. Chiamala scema. Perché se la statica si fidanza è la fine. La rivedi nel duemilamai, in cartolina mentre ti fa un dito medio in ciabatte, con un ghigno sardonico sulla faccia e il pigiamone fresco di bucato. Tu sei lì che implori la sua presenza ad un’uscita per passare del tempo insieme e raccontarle la tua ultima sfiga amorosa, ma lei il giorno dopo si sveglia presto, deve pulire casa, fare la spesa, il bucato, e tutta una serie di superseghe perfettamente rimandabili di un paio d’ore, proprio quelle due ore che tu chiedi di passare con lei la sera prima. Niente, la sua scelta è inappellabile. Anche qualora fosse single, alla statica fregacazzi di rimorchiare qualche manzo. Serie tv e divano sono il suo matrimonio, e la coraggiosa che riesce a scollarla di lì osserverà che non ha più un sedere, le si sono appiattite anche le chiappe. Può succedere anche che due amiche statiche si incontrino. Lì accade un fenomeno curioso: vengono come risucchiate in una dimensione spazio temporale diversa dalle normouscenti. Mettono il silenziatore. Spariscono. Non reagiscono più agli stimoli. Vivono in un mondo ovattato, separato, dove la notte si dorme e durante le ferie ci si riposa davvero. E lo fanno insieme, unite da questo cordone di statica placidezza così familiare, che sembra loro dire: “Brava, non uscire. La tua vita sociale non è importante. Puoi sacrificarla. Molla quelle sfigate col rossetto e i tacchi alti. Abbandonati al piumone. Il piumone non ti delude, non ti tradisce, il piumone non ti chiede niente.”

Io comunque amo le mie amiche. Ci vogliamo bene perché ci accettiamo così come siamo, con le turbe e le paure. Perché ci prendiamo per il culo, ci mandiamo a quel paese e tutto passa. Perché non abbiamo paura di parlare, di incazzarci e di riprenderci. Perché non fingiamo, non ne abbiamo bisogno. E comunque siamo troppo incarognite per fingere, non ci riusciremmo nemmeno. Siamo una rete di improbabili relazioni che regge dopo tanti anni, anche in modo discontinuo, ma senza lasciarsi mai.

Perchè se hai una rete, quando cadi non ti fai male.