Bernarda

Gli stereotipi sulle donne portati avanti dalle donne

C’è una roba sui social che mi fa accapponare i peli della Bernarda.

Cioè mi salgono tutti ritti ritti.

È un fenomeno che molti miei contatti donne condividono più o meno consapevolmente.

Intendiamoci, in questo salottino del lato sfigato del web non si insegna niente a nessuno, quindi specifico che questo articolo (come tutti, del resto, maremma panzerotta) è solo un invito a riflettere. Sapete quanto ami le mie ovaie, le ovaie delle mie amiche, e quanto ami essere donna anche con tutti gli sbattimenti che una vagina trascina brutalmente con sé.

Bando alle ciance, però.

Sto parlando dei post straccia-maroni sulle donne.

Intendo quei riquadri con lunghe, lunghissime frasi strappalacrime con abuso di puntini di sospensione che fanno incrociare gli occhi e dubbio italiano che ricordano che

la donna…………è un fiore delicato………. Trattala bene ………..nn farla piangere………..xkè quando l’avrai persa……………le nuvole piangeranno …………

E altre amenità.

In questi riquadri spesso si fa riferimento a capacità di amare che oltrepassano l’immaginazione, di pianti di sopportazione, di mancanze, di sacrifici che la donna fa per amore, di fiori, di fragilità ecc… disegnando la donna come una compressa macchina da pianto pronta a volare via come una colomba dopo aver dato la vita per amore.

Cioè. Sono particolarmente incarognita io, o io col cazzo che sono una delicata e tenera colomba che si rompe e cede di nervi? Vabè, i miei nervi han ceduto parecchio tempo fa, ma quella è un’altra roba.

Oppure i tradimenti, gli abbandoni, le paturnie che siamo costrette a sopportare. E via giù un boato di commenti e condivisioni a suggellare l’immagine vittoriana della donna.

Poi c’è anche l’estremo opposto. Le donne ciniche e disincantate che, troppo ferite da troppe ferite, sparano a zero con insulti inviperiti su tutto il genere maschile, rispondono male a tutti, odiano tutti e tutti fanno schifo e tutti i maschi sono degli stronzi.

Ora, è vero che ad una primissima analisi io sembrerei appartenere alla seconda categoria, tuttavia no. La mia è una branca scientifica molto di nicchia. I miei sono studi avvalorati da anni di sfiga e brutte rotture. In ogni caso pensate un po’ quel che vi pare, tanto sfigatona sono e sfigatona rimango.

Torniamo alle colombe.

Non entra nella capoccia di nessuno che la fragilità femminile è una delle bellezze più preziose delle donne. NONE’VERO, maremma bofonchissima, NONE’VERO che siamo creature deboli. Non siamo deboli. Tutt’al più siamo fragili. E poi, dopo esserci rotte, ci ricomponiamo 100 volte, e poi altre 100 ancora. E dopo esserci rotte 100 volte abbiamo due possibilità: diventare forti, flessibili e resilienti, e ad ogni nuovo colpo della vita modellarci e trasformarci in meglio, oppure diventare di ferro, apatiche e senza sentimenti.

‘sta storia che la forza nelle donne è associata all’assenza di sentimento ed empatia, mentre se hai sentimenti e sei empatica sei un delicato e fragile fiore deve finire.

La nostra forza risiede proprio nella capacità di piangere, di disperarci e poi rialzarci per un’infinità di volte, più forti e splendenti di prima. Le lacrime lavano il viso, e portano via molte cose.

Se le donne stesse continuano a stereotiparsi siamo nella merda, ve lo dico.

O sei una principessa da salvare svenevole e rincoglionita o una virago schiacciamaroni castra-mariti.

Basta, che due palle, basta. Non se ne può più.

Donne, guardiamoci con onestà allo specchio.

Possibile che ancora non ci sia un equilibrio? Perché la verità è che è molto più facile e comodo prendere una via che asseconda una strada stereotipata piuttosto di sviluppare tutte le nostre infinite sfumature, con dolore e fatica a volte. Anzi, leva “a volte”. Crescere fa male. Crescere significa rompere uno schema a cui siamo abituate per comodità, ignoranza o rendiconto personale ed imparare ad amare come siamo capaci, ad essere Donne con tutto quello che questa parola comporta.

Altro che fragili colombe. Siamo una potenza. Sì. Una potenza parcheggiata in garage o pronta alla conquista?

E piantatela anche voi manzi di sconvolgervi appena una donna fa una richiesta esplicita. E piantatela pure di accontentarvi di mele cadute per terra invece di scalare a raccogliere quelle mature e succose che meritano davvero.

Insomma stringi stringi, la conclusione qual è?

Non c’è. Ogni cazzo di giorno dobbiamo alzarci e scegliere chi siamo, come amiamo e come comunichiamo.

Anch’io ho sopportato, compreso, giustificato. Ho sbagliato. Parecchio. Ho anteposto i bisogni degli altri ai miei, le ragioni degli altri alle mie, le spiegazioni degli altri sopra le mie. Ho chiuso occhi orecchie e cuore, ho smesso di ascoltare me stessa e gli altri e sono stata una auto compassionevole fragile colomba. Poi sono stata una castramaroni odia tutti, infine ho scelto la via più difficile: quella di cercare un equilibrio.

Continuo a fare errori, che per quanto mi riguarda è molto diverso da sbagliare.

Daje Bernarde mie, è solo una lettera. Ma dalla “d” alla “D”, il viaggio è lungo.