Bernarda

Il Marciume della Prova Costume

Ebbene sì. È finalmente arrivata l’estate. Con un ritardo tipo Trenitalia. Quella si è annunciata, e via con lo smutandè, chiappa all’aria e tanta voglia di stupire (o di inorridire) il genere manzile. Poi tac, l’annuncio torbido: “Le temperature scenderanno”. Si vabbè, checcefrega, saran massimo 1-2 gradi, che vuoi che sia. Il giorno dopo ti svegli con la gatta che galleggia in gondola sotto la via di casa fischiettando motivetti veneziani e imprecazioni in lingua felina. Il freddo e il vento son talmente autunnali da farti accapponare la pelle, e tu, sconsolata manza che brama indossare quel vestitino succinto e fuori-età, ti devi rassegnare a scarpe chiuse e pantaloni a tempo indeterminato.

Ma anche Trenitalia prima o poi arriva, ci volessero anche 45 minuti di ritardo ed un guasto tecnico. Ed è proprio così che è giunta l’estate quest’anno. Pare un guasto tecnico. Sembra qua per caso. E ovviamente non si è trattenuta. Non è successo gradualmente. Non ci siamo potute preparare. Tranne la mia amica iperattiva, quella si fa lampade da marzo e ha un color biscotto che ti fa venir voglia di punzecchiarla con uno spillone. Perché io nel frattempo, condannata ad una vita di mozzarellaggine, bianca come un malato di porfiria, con la pelle talmente delicata che deve esser lavata con l’acqua che bevono gli unicorni altrimenti mi si infuoca subito, sono ancora al punto invernale.

Ovvero, tragicamente pallida. Spettrale. Fantasmagorica nel verso senso della parola.

E se da un giorno all’altro si passa da 16 a 29 gradi, non sono pronta. Sono ancora pelosa come una scimmia e bianca come l’intonaco. Drammaticamente fuori tempo, tanto per cambiare.

Bisogna correre ai ripari. Urgono bagni di sole e relax, così nel frattempo vediamo di far qualcosa anche per quelle occhiaie.

Solo che una big bootie girl non può così, tra lì e là, denudarsi senza accecare i passanti nei 7 stati limitrofi. Il mio sedere è talmente grosso e tondo da gravitare intorno alla terra, ed essendo pure bianco, incostumarlo in succinti slippinibikini mi fa dubitare della fattibilità della cosa ogni anno sempre più. Il primo giorno di mare è sempre un trauma. La mia pelle riflette, le mie cicce ballano, e la carogna persiste nel momento in cui “porcavacca come fanno quelle ad avere un corpicino così tonico?”

Ora intendiamoci, io sono fiera delle mie curve. Comincio a trovare i corpi tutti uguali e magrolinzi un po’ noiosi. Mi piacciono quelli particolari, con una storia da raccontare. Tranne quelli dei manzi. I manzi muscolosi e ben fatti sono un’attrattiva libidinosa. Se ve lo state chiedendo sì, uso due pesi e due misure.

E stigrancazzi.

Però è anche nel DNA femminile guardare le altre. Incarognirsi un po’. Immaginare come saranno tra 10 anni e  segretamente augurar loro che svacchino in maniera talmente indecorosa da farci sembrare modelle accanto a loro. Non vergognatevi se l’avete pensato. It’s humane nature, and i’m not sorry, come cantava quella gran porcona di Madonna ai tempi in cui le sue canzoni parlavano praticamente solo di sesso di tutti con tutti. Bei tempi.

Quindi così, mi avvio incerta ma incredibilmente sollevata con le mie due amiche biscottate al mare. Se mi sdraio tra loro due componiamo un biscotto oreo. C’è qualcosa di sovrannaturale in quella pelle così marrone, un filino inquietante. Appena sdraiate le mie amiche perdono conoscenza, incuranti dei danni del sole alla pelle che io così pedantemente ricordo ogni singola uscita al mare. Io invece no, devo passare i successivi 15 minuti ad incremarmi con una pellicola di crema plasticosa che fa effetto muta da sub. I raggi di sole non passano. Bussano, il filtro solare gli fa un dito medio e tornano indietro. Anzi, rimbalzano sulle mie amiche biscottate, che nel frattempo cominciano ad odorare di pollo alla griglia. In alcuni deliri da troppo calore mi sembra di aver visto anche dei fumi di cottura esalare dai loro corpi (magri, ovviamente. Ci si mangia poco con quei coscettini smilzi lì).

Un anno ho avuto la balzanissima idea di comprare la crema solare dei bambini all’ossido di zinco. Per carità, ha protetto benissimo. Solo che era una specie di colla vinavil. Stessa stendibilità agile agile, e soprattutto stesso colore. Andavo in giro ammantata di luce argentea come un’apparizione ad un ocktober fest, perché ero talmente ma talmente bianca da sembrare una di quelle tedesche ridicole a chiazze rosso fuoco e bianco latte. È stato un incubo finirla, ma signori miei, non mi sono scottata per niente. Ci mancava giusto quello!

La combo più bella per la sfigatona è quando la mia amica biscottata decide di afferrarmi per i capelli e portarmi di peso sugli scogli di Livorno. Io imploro pietà, ma lei è irremovibile. La dovreste vedere quando scende su quegli impervi sentieri per arrivare a quel meraviglioso mare: è agile come uno stambecco. Poi ci sono le mie amiche normodotate, quelle che si muovono piano ma con decisione, e poi ci sono io.

In fondo alla fila che piango.

O sbraito incazzata nera. E il più delle volte creo un ingorgo come i vecchietti che vanno a  20 all’ora in tangenziale, perché dietro ho una fila di altri stambecchi che mi calpesterebbero pur di arrivare prima. Le mie amiche nel frattempo hanno costruito una palafitta, acceso un fuocherello per la sera, pescato 10 pesci e fatto un sonnellino. Praticamente arrivo sugli scogli che è già l’ora dell’aperitivo, quindi smontiamo tutto e ripartiamo.

Se sentite le mie imprecazioni in queste domeniche, dite una preghiera per la sfigatona tortellona.

Perché la Sfiga è come la nuvola dell’impiegato: ti segue anche in vacanza.