Sesso

Le dimensioni (si) contano?

Dai che son carica a pallettoni! Dopo una settimana di pausa o due o quel che minchia sono a causa del ponte dovemo ripartire cor botto.

Com’era il detto?

Né lungo che avanzi

Né largo che intoppi

Ma duro che duri

Questo è il pirillo coi fiocchi.

Pirillo è poetico. Tiè. Tutti i grandi scrittoroni lo fanno, lo faccio pur’io, sfigata dentro&fuori ma con grande carogna sempre a portata di mano.

Ecchettepossino!

Dunque, serata con amica Bernarda e due allegri manzetti. La serata è partita abbomba perché friend Bernarda voleva vendicarsi di tutte le figure di merda che le faccio quotidianamente fare, ergo ha deciso di smutandarmi immediatamente con il manzo di sua conoscenza, che io non avevo mai visto.

Davanti a 4 bicchieri, se ne esce con lampo malizioso nei globi oculari maldestramente truccati:

“Giulia Giulia, spiega un po’ al penemunito (nome di battesimo) su cosa vuoi scrivere il prossimo articolo?”

Io la guardo, infamandola sommessamente, ma tengo botta e comincio a cazzabubbolare il malcapitatissimo.

“Le dimensioni del pene.”

Tant’è che devo avere anche urlato perché il manzo di mia conoscenza invece mi redarguisce subito (grande osservatore, chettepossino) sostenendo che si fosse girato tipo tutto il tavolo accanto al nostro.

Ma io da grande sparviera non mollo e parto con la mia dissertazione; nel frattempo gli sguardi dei mononeuronici si erano spiritati, e ho letto nei loro occhi paura e un insano desiderio di fuggire.

Vogliamo abbattere questi tabuuuù? Vogliamo smettere di silenziare la carica Bernardesca spinte da pudori ormai anacronistici e controproducenti?

“No.”

Bene, sticazzi, io lo faccio lo stesso!

Dunque, io ho una mia teoria, se ne avete altre siete pseudobbligati a commentare sotto.

Le dimensioni contano è una  domanda vecchia quanto me. Cioè tipo 200 anni.

Sì perché hai voglia di sostenere che siamo giovini e forti ecc…

Uno se è un bravo anziano è un bravo anziano dentro. E anche un po’ fuori, quando mi metto addosso un montone vivo per pararmi dal freddo e la mia amica per far la bona indossa una camicina e un giacchetto di ecopelle con un vento libeccio che bora di Trento sei un alito di morto.

Le dimensioni contano?

Le risposte raccolte in anni di sfigatolandia sono state:

“Ma dai, è un concetto superato!”

“Alla fine bisogna saperlo usare…”

“Pervertita!”

[Parolacce irripetibili]

“Senti io non ho mai avuto problemi”

E qui mentite. Come sempre, mie piccole bernarducce affamate di consensi.

Perché vi sfido ad andare con uno che ha una cuticola al posto del pirillo (e qui cito il mio amico Pipone, grande intenditore di pelo femmineo) ed uscirne soddisfatte. A volte c’è da chiedersi se alcuni micropenemuniti siano capaci di inseminare o se abbiano bisogno di un’ape e di un fiore per donare prole alla moglie (ancora più sfigata di me, perché a ‘sto punto sto senza).

Ebbene sì, cari mononeuronici, noi Bernarde carogne ve lo guardiamo. E lo commentiamo.

Sono abbastanza sicura che voi commentiate la prestanza di corpo e capacità amatorie di tutte noi, quindi concedeteci qualche spettegolata sulla vostra asta del microfono. Ci sono vari aspetti a cui tutte facciamo caso; se lo chiedete e le Bernarde rispondono di no, mentono. Sappiatelo. Le bugie bianche fanno bene a volte, quindi siate clementi, lo stanno facendo per voi.

Gli aspetti del pirillo sono:

  • Larghezza: come per tutte le cose ci vuole equilibrio. Un pilone dell’Enel non garantisce piacere impennato, anzi, spesso può significare l’equivalente di una bella brasata sul fianco della macchina quando passate da un viottolo troppo stretto per il vostro fallicissimo Suv da millemila euro. Eh. Al contrario uno stuzzicadenti perso dal gioco Shangai naviga senza mai giungere a meta, e a noi viene da domandarci se una ricucita non aiuterebbe a ‘sto giro. Così, per provare un brivido.
  • Vigore. Questa è una roba che ho scoperto da “grande”; non tutti i pirilli mi si ergono dinanzi allo stesso modo. Ci sono le incredibili vene flippate di sangue che fanno scattare sull’attenti e mantenere prestanti e attivi membri onorari del Club della Zampata, e altri che sono teneri mortadellini che viene anche da chiedersi se ci sia del potenziale inespresso o se invece dobbiamo “Buttati, che è morbido!”. Ehm.
  • Lunghezza. Anche lì, maremma bofonchia, una lunghezza dalla quale può gareggiare in salto in alto non garantisce che alla di lei Bernarda salgano spasmi di piacere e godimento spassionato, anzi; quando il minimanzo avanza ci si ingolfa come la mia Punto del 2000 se non le cambio l’olio ogni tot. Se è trooooppo micro, troooooppo corto, troooooppo cuticola, semplicemente c’avanza un pezzo a noi, che si ragnatelizza tempo due cene e un aperitivo. E voi sapete (non tutti lo sapete), quello in fondo è il pezzo più importante. Sì, quello che arrivi in fondo e poi pum, la Lira s’impenna. Quella paretina ruvidina che chiede di essere stuzzicata finchè non ci escono gli occhi dalle orbite.

Lo sapete, no, che il pirillo è curvo? Il corpo umano ha potenzialmente incastri perfetti, perché quando entra nella grottina del piacere si curva bello bello per arrivare proprio a toccar anfratti archetipici che Freud me te succhio con la cannuccia.

E adesso non me la menate su quanto sia femminista, o superficiale, o volgare o sounamazza. È assolutamente ovvio che voi siate molto di più del vostro ammenicolo. Nessuno vuole farvi complessare e piangere nelle vostre camerette ascoltando i Maroon 5. Voi siete un meraviglioso mondo di attenzioni, sguardi, profumi e voci che ci fanno girar la testa, ci spaventano a morte, e ci fanno stare sveglie la notte da innamorate.

Il corpo femminile è costantemente messo sotto esame, sotto accusa, è  profanato, umiliato, etichettato come bello, brutto, grasso, magro, adeguato o meno a canoni estetici culturali. Io, ormai si sarà capito, sono sempre stata fuori da tutto questo: non mi vesto, trucco, pettino come indicherebbe una certa ascendenza esterna. Il mio corpo è lontanissimo dai canoni estetici italiani 3.0, che mi stanno anche sentitamente sulle ovaie, ma quando incontro uomini di altre culture specifiche sono sempre ricoperta di complimenti. Il nostro corpo non è mai completamente nostro, è sempre sotto gli occhi di qualcun altro che decide com’è nella misura in cui glielo concediamo.

Quindi concediamoci di ridere invece, e di profanare un tabù secondo cui dobbiamo avere paura ed invidia del pene allo stesso tempo.

Sì, lo guardiamo, commentiamo, chiediamo il piacere e lo chiediamo anche attraverso un corpo maschile che ci faccia vibrare, che sia forte, sicuro, virile e adeguato a noi, che si incastri perfettamente così come noi ci incastriamo perfettamente al suo.

Ma ora che ci penso, è vero o no che sotto le docce vi guardate il pirillo a vicenda? Voglio dire, noi donne in  palestra ci scrutiamo di sottecchi costantemente. Oggi alle terme ho visto una che aveva un culo perfetto e zero cellulite.

Ho pensato che la simpatia è quella roba che mi son fatta venire perché non sono nata figa.