Manzo

Le Turbe all’inizio di una relazione

Concedetemi un po’ di sana paranoia. Quel tarletto, quel vermicello che ti dà il tormento per molte lune (o poche, a seconda di quanto sia lunga tutta la faccenda). Perché io penso che da questa fase ci siamo passate tutte, tutti, o quel che è.

Penso che sia una prerogativa deliziosamente femminile, ma ho conosciuto anche mononeuronici che se la menavano un sacco, solo che non lo facevano vedere, grazie all’antica arte manzile della mistificazione nebulosa ed oscura. Secondo me hanno un circolo segreto dove gli iniziati possono accedere ai sacri segreti della presaperilculo delle ignare Bernarde. Tant’è.

Comunque, alzi la mano chi all’inizio di una relazione, conoscenza, frequentazione o come acciminchia la volete chiamare, non si sia ribaltato dalle menate, dalle turbe, dalle ossessioni autoinflitte così bohemien che però tanto ci piacciono perché ci consentono di sguazzare nelle nostre autocommiserazioni più torbide. Se non ci siete mai passati, i casi sono inevitabilmente due: o siete incredibilmente zen, perfettamente sani e capaci, o mentite.

Quindi, mentite. Tutti.

Dunque. Parlando con le mie amiche sulla mia ultima nonchè ultima BOH (giacché è proprio così che definisco la mia ultima conoscenza), è emerso che sì, sono anch’io una paturniosa insicura. Olè. Sai la novità.

A quasi 30 anni, mi ritrovo a fare dolorosamente i conti con adolescenziali ritmi di pensiero, staccamenti di ovaie (altrui), e sbalzi di umore preoccupanti.

Quali sono le possibili cause del come anche ragazze in gamba su tanti fronti si ritrovino a galleggiare in paranoie da film sentimentale ameriGano? E poi, come può, ancora e sempre, a 30 e rotti anni, un ragazzo essere terrorizzato da qualsiasi richiesta femminile, seppur blanda, tranquilla, onesta e schietta?

Ma quale cazzo di problema possiamo avere tutti quanti che siamo tutti quanti così incasinati?

All’inizio dovrebbe essere tutto bello. I film ci insegnano che wow, hai incontrato uno dopo mesi di sbattimenti e lacrime, oppure wow, hai incontrato uno con la pasìon nelle mutande, che ti ribalta per bene, oppure wow, questo ragazzo è pronto ad impegnarsi e non ha paura di essere presente nella tua vita.

Wow.

La realtà? Meh.

Chissà se esiste questa bellezza e fluidità nelle relazioni. Se qualcuno di voi l’ha provata, vi invito a condividerla perché io proprio non so più dove sbattere le ovaie. Già son frullate a maionese. Ma nella maggior parte delle storie sfigatone, ovvero il mio argomento, la mia vocazione, c’è sempre qualche intoppo.

C’è il 35enne divorziato incazzato nero con la ex moglie che odia tutte le donne.

C’è il coetaneo che ti bacia una sera e poi sparisce tra le nebbie di Avalon.

C’è il manzetto più giovane che non vuole far altro che affondare il pirillo tra le morbide carni della Bernarda di turno.

E via andare.

Il punto è che bisogna imparare a comunicare. Eminentissimi espertissimi di relazioni e psicocosi lo dicono ovunque; io sono un’affamata di psicologia, sono counselor e leggo tantissimo sull’argomento. Sì, sì, lo so, tutta teoria e nella pratica un disastro. Il giorno della mia rivincita sentirete suonare le trombe. Dell’apocalisse.

Eminentissimi psicocosi bombardano le nostre tarlate menti su quanto sia importante la comunicazione. Ottimo. Impegniamoci. Dai ora. Daje. Facciamolo. Molti passaggi ci separano da una relazione sana, sfigatoni miei, ma non dobbiamo mollare. Quindi si impara giorno dopo giorno, dopo ogni brutto finale è giusto imparare qualcosa, è giusto migliorare, è giusto andare avanti. Perciò ogni sforzo, ogni sano pianto non deve essere vano. Questo è farsi del bene.

Poi arriva la carogna. Perché anche gli sfigatoni in evoluzione prima o poi mollano il colpo. E si incarogniscono. Per quanto sia importante la comunicazione, conosco orde di mononeuronici che sono stati messi all’angolo da una frase in più, da una richiesta, da un’affermazione dell’ignara Bernarda che voleva solo COMUNICARE il suo stato d’animo. E attenzione, non mi riferisco a delle uscite psicolabili, scenate, urli, accuse, o richieste premature di matrimonio. Niente di tutto questo.

Perché quando un manzo ci fa capire che va tutto bene, pensate un po’, noi ci rilassiamo finalmente. Pensiamo che vada tutto bene. Credetemi, non ci divertiamo a mettere paranoie là dove non ci sono. Non siamo così esasperate. Così brasamaroni. Davvero.

Quando un manzo ci cerca 10 volte al giorno, ci chiama “tesoro”, è presente nella nostra quotidianità, ci bacia, ci stringe, ci fa sentire desiderate, noi ci crediamo davvero.

Wow, finalmente!!!

Allora molliamo un pochino. Cediamo un centimetro di paure, di difese. Abbassiamo la guardia un po’ intimorite, simili a moderni Bambi col mascara e una tavoletta di cioccolato nascosta per i tempi duri. Annusiamo l’aria e sì, forse possiamo affidarci a questo manzo che ci fa sentire protette.

E ci apriamo. Non solo le gambe. Quello lascia stare, è roba facile.

Apriamo il cuore, la mente, i sentimenti, le emozioni. Tutto è amplificato, sentito veramente. È come riempirsi i polmoni di aria fredda, come respirare per la prima volta.

E iniziamo a PARLARE. Non ciarlare di cose futili. Mettiamo qualche carta in tavola. Ci esponiamo. Chiediamo qualcosa che riguarda un “Noi” che spaventa anche solo al pensiero. Poi il disastro. Lo stop. La retromarcia, il dietrofront, chiamatelo come acciminchia volete. Insomma lui va in palla.

Il mio esempio? È bastato dirgli che volevo vederlo un po’ più spesso, che avevo desiderio di un maggiore contatto per conoscerlo.

Mi ha dato dell’ansiosa, ha detto che non è “colpa” sua, che c’è “tempo” per farlo, ecc…

E io rimango lì, appesa, un po’ perplessa, senza dubbio incarognita. Mi domando se ho sbagliato, se sono io a farli scappare tutti, se ho esagerato, se sono stata frettolosa, ansiogena o altro. Ce ne sono molti altri di esempi. C’è quello che ha il passato fantasma che torna proprio quando le cose di fanno intime. C’è quello che non sa dare spiegazioni, quello che scarica le colpe e tutti, fondamentalmente, quando fanno così tutti quanti non hanno proprio capito un cazzo.

Allora sapete una cosa? Forse in conclusione non siamo noi a farli scappare. Forse, e dico forse, a 30 anni ci si può aspettare che il mononeuronico di turno non metta in moto il fugone solo perchè abbiamo parlato chiaro. E soprattutto, il fugone dopo essere state rassicurate costantemente dai suoi comportamenti non ha proprio un cazzo di senso. Forse, e dico forse, non siamo sbagliate, ansiogene o precipitose. Non possiamo negarci quella bella sensazione di aver aperto il cuore a noi stesse e all’altro solo perché voi siete dei bambini sperduti senza bussola, pronti a mollare la spugna perché una donna adulta vi ha parlato come ad un adulto.

Poi tranquilli, manzi, state sereni. Chi mi legge dall’inizio conosce già uno dei miei consigli preferiti, sentiti col cuore.

Scendete da ‘stograndissimocazzo.