Bernarda, Manzo

L’ora dei Casi Umani in discoteca

Un racconto dell’orrore in stile Bernardoso con finale saggistico.

Weekend, sabato sera, le amiche di sempre e un manzo amico.

Sonno atavico, ma teniamo botta. L’appetito vien mangiando, e ci si sveglia strada facendo, valà.

Arriviamo alla discoteca nei tempi giusti per entrare senza pagare (povere… alla canna del gas) e i due omoni di selezionatori boriosi e con la ghigna da assassini ci dicono con voce dall’oltretomba che: “5 minuti e apriamo”.

Alla mia amica Bernarda scappava l’incubo di ogni donna in trasferta: urina, pisciatella, pipì. E premeva. Tanto.

Cheppalle.

Vabè, ci mettiamo da parte e iniziamo a chiacchierare.

Tempo due secondi e il gorilla ci dice: “Ragazzi, potete mettervi dietro quel paletto?

Allibiti ci guardiamo intorno e vediamo a tipo 3-4 metri di distanza il paletto emarginante, il confine tra quelli che stanno davanti e quelli che stanno dietro, tra i fighi e gli ultimi degli stronzi. Quel paletto non era solo un paletto, era una lotta sociale, una linea di demarcazione di casta, la sottile differenza tra quelli dentro e quelli fuori.

Continuiamo a guardarci intorno e notiamo che tutto il capannello di personaggi più o meno loschi che aspettava come noi era disposto in ordine sparso, apparentemente casuale, e solo a noi 6 stronzi era stato detto di “spostarci”. Ubbidienti ci disponiamo all’incarognimento, a Bernarda scappava la pipì, a me scappavano parolacce, a tutti scappava la speranza di un mondo migliore. Oltretutto il tempo scorreva, e c’era anche il rischio che facessero entrare a pagamento, cosa che avrebbe visto me morta piuttosto che aprente il portafoglio. Annuncio lieta che piuttosto che pagare quel posto avrei aspettato in macchina come un cane abbandonato, e anche molto volentieri. I miei amici ridacchiano, io seria come un anziano alle poste. Questione di principio.

Si aprono le porte della vaccaboia discoteca molto ambita e iniziano a far entrare tutti un po’ alla volta,a scelta dell’illustrissimo selezionatore assassino. Significa che lui con un dito disponeva delle nostre vite, vivere o morire, dentro o fuori. La tensione sale, ci domandiamo che ne sarà di noi, la pipì nel frattempo cominciava ad avere la pressione di un’autobotte, e Bernarda aveva smesso di parlare; qualsiasi sussulto avrebbe potuto esserle fatale. Dopo aver trattenuto il nostro respiro per tot tempo, il selezionatore illustrissimo ci chiede quanti siamo, noi scattiamo squittendo ed entriamo ringraziando. Ora che ci penso, un vaffa era più indicato, ma meno strategico.

Bon.

Avevamo varcato la soglia dantesca, la mia amica fa un’allegra spisciazzata, ci rilassiamo tutti quanti. Balliamo il giusto, ridiamo e scherziamo, siamo in forma e contenti di essere insieme.

Ma come ogni mio racconto, il tracollo giunge inesorabile.

Senza nemmeno accorgercene si è fatta una certa, come si dice in gergo gggiovane.

Si è fatta l’ora che da qui in poi chiameremo tutti “L’ora dei Casi Umani”.

Ebbene sì, perché verso metà serata accade un fatto antropologicamente molto interessante. Nella prima parte della notte c’è una fauna mista con un po’ di tutto, ragazzi e ragazze, belli o brutti, simpatici o odiosi, insomma un’ampia scelta a seconda di come s’è presi sul momento. Nella seconda parte però si può notare che i manzi belli sono spariti tutti, presumibilmente con belle donne. Ho concluso che poiché me ne accorgo, l’ho osservato, significa che io sono nel restante bacino di Casi Umani che rimangono esclusi da tale impietosa selezione naturale. Ogni tanto mi domando se i miei geni sono destinati a non essere tramandati. Chissà, forse ho una missione su questa terra simile a Darwin: catalogare le cretinanze umane su piccola scala. Ai posteri.

Dicevamo. La fighitudine di quelli belloni/e e acchiapponi/e scompare, forse per darsi delle zampate sane e vigorose reciproche, o almeno deduco. Ma la guerra è sempre per chi rimane, non per chi fugge; basta guardarsi intorno per fronteggiare ogni tipo di scarto della selezione naturale. Donne in abiti succinti e strippati coi rotolini e le extension messe a cazzo di cane che ballano su tacchi vertiginosi strusciandosi a uomini sudati, appanzati e arrapati; manzi ubriachi che biascicano e barcollano, e un generale senso di degrado. Si può osservare con delizia (giuro che a me quest’ora diverte un sacco da sempre) come a quel punto, quindi verso le 2:30-3 fino a chiusura, chi non è stato selezionato per X-factor abbia il sacro terrore di andare a dormire solo anche quella notte. Ciò che ne consegue sono tentativi a casaccio e ripetuti con qualunque Bernarda rimasta per cercare una copula che non li faccia piangere stringendo il cuscino dalla solitudine. Aaaaapposto.

Si stringono i tempi e nessuno può più fare il pretenzioso o lo snob: il corteggiamento si riduce a due battute sbronze e una palpatella, e se non sei consenziente sei una stronza-troia-cheselacrede. Delicati ed eleganti signori della media borghesia regrediscono allo stato di grugno cavernicolo, smascellano e ululano alla luna.

Ed è qui che la mia amicissima Bernarda ha avuto l’onorissimo di essere la Prescelta. Ogni serata ne ha una. Non sono ancora riuscita a capire quali parametri metafisici occorrano per essere la Prescelta della serata, ma fatto sta ogni volta che si esce si riscontra che in particolare una del gruppo fa faville coi manzi. In tutti i sensi, giacchè può anche volersi appiccare fuoco a seconda di chi l’avvicina. Essere la Prescelta non è voluto, non è prevedibile, e a volte nemmeno gestibile. Ti possono capitare manzi da sogno o incubi in orrende camicie.

Indovinate cosa è toccato a friend B?

Incubi. Ve li cito velocemente:

  1. Manzetto più giovane, capelli lunghi brutti, brutto lui, brutti vestiti, brutto tutto. Arriva una volta, viene rimbalzato. Torna un’altra volta, viene rimbalzato. Non molla, alla terza ha anche la faccia di culo di dirle: “Oh ma lo vedi che se non ti baccaglio io non ti caga nessuno?”.
  2. Manzo della nostra età. Camicia orrenda, orecchie a sventola, ma molto meglio del primo. Esordisce con: “Oh, ti vedo ansiosa!” poi capisce che la sta facendo fuor dal vaso e va via dicendo: “Comunque io non so fare a corteggiare”. Capitan Ovvio.
  3. Manzo sbronzo a livelli epici. Pare simpatico. Sbronzo a livelli epici. Rimbalzato.
  4. Manzo con cui ha parlato almeno un’ora e mezzo circa un mesetto fa sempre nella stessa discoteca, gli ha lasciato il numero e lui non l’ha mai chiamata. Con tutte le ragazze che c’erano gli viene in mente di provarci proprio con una nostra amica davanti agli occhi di Bernarda, che nel frattempo non sapeva se fosse lui o meno. Lo saluta, lui strabuzza gli occhi, fa finta di non riconoscerla. Pessimo. Ovviamente rimbalzato anche dall’altra amica. Tempo 2 minuti al tocco d’orologio prende una ragazza e l’appiccica alla vetrata baciandola violentemente. Stavo per passargli un preservativo.

Un’ulteriore conclusione è che sì, quando il gioco si fa duro bisogna limonare duro. Ad un certo punto o sei dentro o ti ritiri con dignità. Ma poi vuoi davvero perderti questi spettacoli?

In love with Casi Umani.