Stai Manzo

Lui e lei: chi paga a cena?

Son già in un ginepraio. Me lo sento.

Ho già toccato le corde spinosette, quelle che fanno inalberare tutti, grandi e piccini (incazzosi).

Essendo io una maga, un’esperta e un’esteta della nobilissima Arte dello Scrocco ho dei parametri piuttosto diversi rispetto alle persone normodotate, in quanto si sa che io ho saltato qualche venerdì.

Trallaltro sto scrivendo mentre ascolto Bach, il che mi fa assumere un’espressione molto seria e professionale che fa pensare che stia persino lavorando, pensate. Dove andrò a finire di questo passo.

Comunque tono a parte, Bach fa davvero concentrare. Provatelo. È un figata.

L’Arte dello Scrocco affonda le sue radici nell’antichità più antichissima dell’umanità, e io probabilmente essendo stata sempre indigente anche da cavernicola ho appreso questa sublime e poeticissima capacità in tempi molto passati per sopravvivenza.

Tuuuuuttavia di questo parleremo anche in un altro momento, giacché lo scrocco è nella mia natura più profonda e quando lo libero semplicemente mi elevo e mi avvicino al divino. Ben consapevole che dopo questo articolo mai più più più nessuno dei miei amici e lettori (una 15ina a dir tanto, li potrei salutare nome per nome) mi offrirà nemmeno una nocciolina all’eppi hauar, partiamo con la dissertazione. Dev’essere Bach che mi aiuta con le parole, perché “dissertazione” di lunedì mattina istiga già al sucidio.

Dunque, del tutto ERRONEAMENTE la questione “Chi deve pagare ad un appuntamento?” è associata allo scrocco di una delle due parti; ovvero chi non paga sta scroccando all’altro e lo sta privando di quelle 20-30 di sostentamento che lo manderanno in rovina e si dovrà successivamente rivolgere ai servizi sociali.

Motivo della richiesta di sussistenza?”

“Ho portato a cena una tipa e… non smetteva più di ordinare quando le ho detto che era mia ospite…cioè io l’ho implorata di fermarsi…ma ha chiesto un antipasto, un primo, un secondo, un bicchiere di vino, acqua, dolce, caffè…”[piange sommessamente]

“Su su, non si abbatta. Troveremo una soluzione” [pacca di conforto sulla spalla]

Gli sportelli son pieni di uomini single dai 30 in su, perché a quanto ho capito intorno ai 20 colcazzo che ti offrono la cena. Boh, ditemi voi Bernarducce più ggggiovani.

By the way, ci sono ondate di femministe e maschi beta che inneggiano alla liberazione dal maschiocentristico e anacronistico e qualcos’altro che finisce con “istico” movimento che sottintende che la donna sia sottomessa e dipendente economicamente dal penemunito e microcefalico panzerotto che la porta a braccetto. Ci sono fior fior di video, trattati, contenuti social che semplicemente han messo in discussione la cena offerta da lui come se fosse l’origine di tutti i mali, uno schiavismo dorato, una dipendenza mascherata da carta Visa (nel migliore dei casi,eh).

Minchia cheppalle si può dire? Diciamolo.

Manco volessi stordirlo col cloroformio e rubargli la carta di credito (nel migliorissimo dei casi) dopo che mi ha offerto il kebab. Essantopirillo, che ansia.

Ora se mi faccio offrire la cena da un cercopiteco sono una scroccona e “devo ricambiare”, e indovinate in che modo? Nel senso, o pago o sesso? Non puoi fare un gesto carino e disinteressato per dirmi che stai regalandomi qualcosa? No eh?

Ti sembro forse una mangiauomini? Ma se l’ultimo appuntamento l’ho avuto nel 2009 e probabilmente sarà anche andato una merda! Cosa vuoi che mi freghi se hai o meno i soldi. Palloso.

Non sapete quante donne sento giustificarsi “No no, ma io non ho problemi a pagare le cena eh…” con occhioni sgranati e fiato corto quasi fosse un peccato capitale farsi corteggiare e rispettare i tanto temutissimi ruoli maschile-femminile così “antichi” e “sorpassati” e “tradizionalisti”. Già, perché ora le mi devo anche giustificare se voglio sentirmi in un ruolo, se voglio sentirmi femmina e donna anche considerata “vecchio stampo” o “tradizionalista”; che poi tutto sommato chi mi conosce sa che ho un’anima fortemente ribelle che non si piega a tutto il substrato familiare, societario e impositivo che la mia generazione ha vissuto in modo lacerato. Tuttavia amo l’ordine, i ruoli ben definiti, la costruzione di un’identità che ha un equilibrio esattamente come chi fa altre scelte.

Cazzo c’è di male???

 E non accetto che mi si rompano pure le palle se mi appello a degli archetipi (ecco, m’avete fatto citare Jung. Ora è colpa vostra se si sta rivoltando nella tomba perché l’ho scritto accanto alla parola cercopiteco).

Vi racconto un aneddoto fantastico e poi vado a fingere di lavorare. Non mi ricordo se ve l’ho già scritto da qualche parte ma ‘sticazzi.

Allora, ormai diversi anni fa: secondo o terzo appuntamento con un ragazzo proprietario di un albergo (coi genitori, figlio di papà portami via) a 5 stelle e macchina superlusso che leccava con la lingua quando la puliva. Fin qui diciamo che a me fregavagrancazzi perché io non sono mai stata impressionata dai possedimenti materiali, lui mi pareva carino e gentile dal primo appuntamento (anche se sicuramente avrò avuto degli avvisi di insanità mentale che ho ignorato perché al tempo non capivo un cazzo).

Dovevamo andare a cena, ci troviamo e lui mi dice che “Non possiamo prendere la mia macchina perché la strada è brutta e rischia di rovinarsi”; quindi sì, devo guidare di notte su strade brutte perché la mia macchina (e vita) è sacrificabile e vale meno della tua. Oook. Oltre al fatto che ci sono un milione di sminchiate in questa frase commetto il grosso errore di guidare io. La cena si svolge normalmente in un posto abbastanza carino; arriviamo in cassa e lui dice che “Ho dimenticato il portafoglio in macchina” e quindi le opzioni erano che pagassi io o che pagassimo lavando piatti probabilmente, quindi esco i soldi.

Mi ha poi confidato che poiché è benestante fa una specie di test per verificare che le donne non lo vogliano sfruttare solo per i soldi e la macchina fingendo interesse.

Caro G., le donne non ti mandano a cagare perché hai i soldi e non le vuoi viziare, ma ti sminchiano alla grande perché hai la testa piena di peti, perché sei un viziato narcisista patologico e perché ci sai nemmeno fare con  le mani nei piani bassi se vogliamo proprio dirla tutta.

La conclusione è manzi, vi prego, offriteci una cazzaruola di pizza. Fatelo perché è un pensiero carino, un dono, un gesto di cura non troppo impegnativo ma che ci fa sentire coccolate SENZA PRETENDERE qualcos’altro in cambio.

Dopo cena al pub vi offriamo noi da bere, promesso.