Stai Manzo

Perchè “Se mi ami mi accetti così come sono” è una cagata pazzesca

“Se mi ami veramente, mi accetti per quello che sono”

“Io sono fatt* così, prendere o lasciare!”

“Non mi ami veramente se…”

Se un gran pardipalle.

Allora, accade che per un nonsoqualemiracolo ad un certo punto un manzo ti si fila, ma che dico ti si fila, perfino ti considera! Nei casi più assurdi (e mitologici, al limite del sovrumano) perfino ti corteggia. Vabbè non esageriamo, limitiamoci al “ti considera” che è già un traguardone traguardissimo.

By the way, sei lì tutta smandrappona che te la cavi, che ti barcameni tra una depilata e un sorrisone smagliantone per far colpo, quando ad un certo punto la frase killer, il temutissimo, la granpirlata suprema:

“Se mi ami, mi accetti per quello che sono.”

E qui un coro di pseudoespertissimi (anche se dubito che leggano questo salottino sfigatone) si alzerebbe indignato, accompagnato da redattrici di riviste femminili (che adoooovo) e altri populisti della psiche umana. La questione è sempre la stessa: ci imprignano nel cranio che dobbiamo accettare l’altro per quello che è, pena la squalifica dalle pisellabili senza possibilità di revoca.

Se metti in discussione il fatto che a lui ecciti il sudore del macaco sei troppo difficile.

Se osi contrastare la sua voglia di guardare compulsivamente il calcio limiti la sua libertà.

Se ti viene disgraziatamente in mente che magari la suocera è una rompicoglioni sei una polemica, e via discorrendo.

E vale lo stesso dall’altro sesso, va. Certe spaccapalle ci sono nel mio genere. Vabè.

Comunque, no.

Nnnno.

Non ci siamo.

Non è vero.

M’avete smarmellato la Bernarda con ‘sti discorsi.

Cioè, quando due persone si uniscono nel sacro vincolo del manicomio e scelgono di stare insieme, di condividere un percorso di coppia o altre Pilkerate del genere il presupposto è crescere.

Maturare, migliorare, evolversi, elevarsi, trasformarsi.

Se tu arrivi lì e maremmamaialissima  mi dici che sei bello fatto e finito e sono i grancazzimiei se non mi va bene allora davvero non hai capito un pirillo. Il più delle volte succede così soprattutto dopo una certe età. Ad un certo punto tutti, uomini e donne sono convinti di essere arrivati, di essere completi, strutturati e cotti al punto giusto da non dovere mai più più più mettere in discussione la propria testa di pisello, ammesso che l’abbiano mai fatto.

Quindi la mia protesta non violenta (ma anche un po’ violenta in fondo, perché no) consiste proprio nello smontare uno per uno tutti i luoghi comuni sminchiati alla grande dal malcontento comune.

Il che significa che, intendiamoci bene, io NON inneggio al tritare finemente le palle del malcapitato solo perché non mi va bene come si lava le ascelle. E credetemi, io sono una Rompipalle con la R maiuscola. Dico che è un obbligo evolutivo e morale quando si è in coppia mettersi in discussione senza darsi per scontati e perfettissimi solo perché ci si crede stograndissimocazzo.

Dico che quando ci si sceglie non si devono mettere assunti assoluti scelti ad arte per mettere in difficoltà l’altro facendolo sentire … boh. Inadeguato? Insistente? Ditemelo voi.

Dico che io ti accetto e ti amo incondizionatamente a patto che tu faccia lo stesso, che tu bussi alla mia porta con umiltà così come io busso alla tua porta con umiltà e rispetto. A quel punto, quando proprio si è senza pretesa e senza aspettativa ci si può mettere a tavolino con un gigaspecchio davanti e vedere un po’ che sta succedendo. C’è da lavorare su qualcosa? Così come lo faccio io, perché non puoi farlo anche tu?

Credetemi, nel momento in cui si accetta l’altro incondizionatamente accadono i miracoli, ma c’è un ENORME differenza tra accogliere in modo spirituale ed autentico e farsi andar bene tutto per quieto vivere e “per non fare casino”, ingollare tutti i rospi amari e tirar dritto per paura di rimanere soli, per abitudine, debolezza o semplicemente perché non si capisce un cazzo. Eh.

E fatevi un bagno di umiltà, su. E già che ci siete anche di autostima, quella vera.