Manzo

Sul Manzo ritardatario

Ooooh, bene.

Arriva un momento in cui, dopo mesi di singletudine coatta, di manzi assurdi e cercopitechi, di cene in solitaria con il tuo felino compagno di vita, si manifesti un manzo.

Proprio lì, tra un pigiama di pile e una torta che viene inspiegabilmente buona.

Eccolo. Non è un miraggio, non è uno spostato mentale, non ha famiglie segrete e soprattutto pare non essere uno stronzo patentato. Già questo per una trentenne piuttosto realista è un mezzo miracolo. Tuttavia tu sei trentenne e singol da tempo immemore, sì, ma non sei stupida. La vita e le merdate che t’han fatto t’han forgiato come roccia vulcanica, forse anche troppo, quindi non cedi subito alle lusinghe dell’ormone ballerino amoroso. No, tu issi su una serie di allarmi e di allerte, pronta a stanare il minimo cenno di abbandono-tradimento-altra vaccata che ti lascerà col culo a terra e il cuore a pezzettini come sempre.

Ci vuole una via di mezzo, azz. Quando l’hai trovata mandami la posizione su whatsapp, pliz. Un po’ stile caccia ai pokemon. Qualcuno prenda la testa dei manzi e gli cambi il file “Pokemon” con il file “Gnocca”. Per favore. Appello ai programmatori di mononeuronico; ho in mente una nuova app: si chiama “Caccia alla Bernarda”. Il manzo moderno telemunito esce di casa, appiccia l’applicazione maggica che su ogni ragazza ha un bersaglio ad altezza grottina delle meraviglie e preme un pulsantino per catturarla. Probabilmente ci metterà un paio di tentativi per capire che non funzia proprio proprio così, ma nel frattempo riscopre almeno il concetto di caccia alla manza. Ci toccherà anche metterci un bersaglio alla cinciallegra, me lo sento nelle ovaie.

Cooomunque, una delle robe più divertenti quando si conosce un manzo è scoprire piano piano tutti i suoi pregi e difetti. Oh che bello. Ilarità a pacchi. Divertimento per tutta la famiglia.

Quando ti rendi conto che non è una creatura alata e perfetta cominci a ridefinire un po’ la sagoma di ‘sto cercopiteco evoluto.

Una delle robe più divertenti, dicevo, è l’attesa. Eh già, perché io, che son vegliarda dentro e vecchio stampo, ero abituata al concetto che fosse la fanciulla a farsi aspettare, mentre il penemunito anelava e bramava i suoi occhi, il suo profumo, i suoi capelli, le sue mani, e con un menestrello sbronzo accanto fosse pronto ad acclamare l’arrivo dell’amata principessa.

Invece no. Pensate che culo, m’è toccato imparare anche la temutissima inversione dei ruoli. Sarò anacronistica, e stigrancazzi.

“EEEEEHHH, ma come sei anticaaaaaaaaa.”

Ripetissimo: stigrancazzi.

Perché quando passi venti minuti, mezz’ora, tre quarti d’ora, un’ora di attesa per il manzo ritardatario che supercazzola scuse su scuse perchè sente con le sue antenne d’emergenza che ti sta montando la carogna, due domande te le fai. Ti domandi…

chicazzomel’haffattoffarediaspettaremachissssicredediesseremòquandoarrivamisenteglifaccioilsedereastrisce e così via. Nel frattempo cerchi di tenerti occupata: cambi la lettiera alla gatta, inizi una puntata di “Desperate Housewives”, pulisci il bagno, insomma, qualsiasi attività che sposti l’attenzione su modi creativi di recidergli gli ammenicoli senza versare una goccia di sangue che poi tocca pure pulire.

Perché il ritardo cronico ed esasperato finora pare sia stato una prerogativa squisitamente femminile. Il manzo sfigatone si addormentava con la bolla al naso ma teneva botta. Ora siamo simili a moderne e sempremestruate principesse sulla torre che si affacciano alla finestra; già, ma non per aspettare l’arrivo dell’amato.

Ci affacciamo per prendere la mira con una lupara e centrarlo meglio quando s’avvicina all’uscio.

Il ritardo è una roba strana. È un po’ irrispettoso. Vale per entrambe le parti, forse. Intendo che un pochino di attesa amplifica il desiderio, ma effettivamente tirarla troppo alle lunghe stanca. Il tempo di tutti è prezioso, e sminuire quello dell’altro facendo qualsiasi altra cosa invece di essere puntuale non rafforza il desiderio, ma allontana un pochino. Raffredda Nello l’Ormonello. Mi dice che non ti interessa il tempo che ti sto dedicando, che non è importante che tu corra da me per stare con me, che io sarò comunque lì ad aspettarti. Il ritardo è sbilanciato. Non c’è parità. Uff.

Poi però accade un’altra cosa, e lì capisci di essere fregata davvero, e che mai e poi mai dovrai dirlo. Io son la solita furbacchiona e mi smerdicchio settimanalmente da più di un anno, ma voi valutate bene.

Accade che con ritardo, supercazzole, mancanze più o meno irritanti tu abbia comunque voglia di vederlo. Succede che ogni passo nel vederlo arrivare accende un lumino di gioia, anche se c’è rabbia. Capita che quando ti guarda negli occhi e ti chiede scusa un pezzettino si sciolga. Mannaggia a voi. Sapete come cavarvela. D’altra parte sono millenni che inventate stronzate, ce l’avete nel DNA.

Anche altri tipi di ritardi sono terribilini, ma di questo, quasi quasi, ne parlerò a parte.

Comunque manzi? Come ho detto anche a lui: siamo tanto pazienti. Una, due tre, guarda persino quattro volte vi aspettiamo.

Alla quinta vi si butta nel fosso e vi si filma mentre annaspate. Come memento per le generazioni future, giacché la Storia è maestra, ed è femmina: pratica, formativa e con poco tempo da perdere.