Manzo, Sesso

Tinder e l’abominevole uomo delle chat

Le ho provate tutte. La letteratura è sterminata. Ora mi sostituisco ad Omero, o agli autori di Sex & the City, e scrivo l’enciclopedia della single coatta. Senza stare a scomodare Omero, magari. Essendo pericolosamente vicina ai 30, con un grande sedere e una gatta, già mi vedo tra 20 anni: pericolosamente vicina ai 50, con un gigantesco sedere e 5 gatti.

E single. Sfigatona.

Perché ci sono le single raffinate, per scelta (seeee, non ti credo mai), discrete, che si concentrano sul lavoro, sulla propria realizzazione. Escono con le amiche, si depilano (pensate, anche se non hanno un appuntamento! incrediBBile) e si divertono. Non hanno bisogno di un uomo, non ci pensano, ma se dovessero conoscere qualcuno di interessante allora sono subito pronte a rimettersi in gioco.

E poi ci sono io.

Alla desperada. All’arrembaggio. Alla ricerca di un penemunito da amare e coccolare. I mezzi consentiti sono tutti, leciti ed illeciti. Parliamo al passato, s’intende. Ora sono talmente incarognita che col cavolo che me la meno come facevo un tempo. E poi dai, l’ammetto, sono un capellino più matura. Dicevamo, i mezzi consentiti sono tutti. Ho flirtato con ragazzi impegnati, ho dimenato il big bootie in discoteca per ore, sudando come una tarantolata, ho riso a delle battute cretine (ma cretine veramente), ho regalato prestazioni senza frontiere, solo che non sono un medico. Casomai, ero un’infermierina secsi (risatina maliziosa, tipo quelle delle giapponesi imbarazzate). Le ho provate tutte, ma più di tutte, ho fatto una lunga crociera sulla nave delle chat di incontri. Quelle, signori miei, mi hanno regalato le gioie più grandi. Ne devo parlare a tappe, altrimenti viene un articolo lunghissimo e allora davvero sarebbe un’Odissea. Oggi vi scrivo di Tinder. Trattasi di un’allegra app frenetica per ambosessi, ma sicuramente sviluppata da un mononeuronico, giacché funziona col metodo binario: sì o no, cioè come ragionano tutti i penemuniti. Ti trovi davanti una foto di un ragazzo, se ti piace scorri verso il sì, se non ti piace scorri verso il no. Non puoi pensarci, non puoi andare oltre a vedere altri manzi, o sì o no. Ma minchia, posso vederle due altre foto? Certo, col pollicione scorri e ne vedi altre dello stesso ragazzo, poi brevemente età e distanza. Tinder è basato sulla vicinanza: siccome sei pigro (altrimenti non saresti su Tinder, ma andresti fuori a conoscere gente vera) puoi mettere quanti km sei disposto a fare per conoscere una smandrappona, o un pompatone sociopatico. Più restringi il campo, e più vedi personaggi oscuri nelle tue vicinanze. Magari dietro casa tua c’è quello di 35 anni coi capelli unticci e la faccia da assassino. Quando metti sì, se anche tu piaci a lui avviene un’emozionante connessione cuoriciosa, in cui la app ti esorta con entusiasmo cretino a “SCRIVIGLI! DAI CHE GLI PIACI!” senza considerare che i manzi, sempre per la legge di statistica, vanno alla ‘ndo cojo cojo e mettono sì a tutte. Prima o poi qualche strappona metterà sì, e allora potrò decidere se scriverle o meno. Anche in questo caso il mononeuronico scrive di sua sponte raramente, quindi per accelerare i tempi decido di scrivere io a qualcuno di loro particolarmente appetibile.

Oggi parliamo di un’esperienza relativamente recente, di qualche mese fa, ovvero Giangiacomo (nome di fantasia): sulla trentina, ha una sua attività e vive a circa 30-40 minuti da me. Insomma, il Giangy è proprio un belloccio, ma faticoso. Risponde con intervalli lunghissimi, è telegrafico, e pare non avere molti contenuti. Ma io insisto, e lui mi lancia il numero di telefono della serie : “Toh, tè, chiappa su.” Cominciamo a chattare via whatsapp, e dopo poco mi manda un messaggio vocale: ha una bella voce, profonda, un po’ scoglionata. Mi lancia l’appiglio del “sentiamoci a voce” così capisco che indirettamente sta chiedendomi di potermi telefonare. Mi chiedo perché non mi abbia chiamato direttamente senza fare tutta questa tarantella, ma boh, può pensare di disturbare, essere una persona cauta e bla bla bla…
Da lì, mi chiama 15 volte al giorno. Ogni minuto, ogni spostamento, ogni cazzatina me la racconta. Mi fa piacere, è presente. Però aspetta: parla sempre di sé stesso, ma con quel modo così stronzo da tentare di accusarmi di “Non mi dici niente di te!”, poi quando ci provo riattacca coi suoi pipponi.
Mmm…ok ciccio, ma stringiamo.
Gli faccio presente che è ormai passato tempo e non ci siamo mai incontrati di persona, quindi insisto. Lui invece si bea della propria voce, di quant’è figo solo lui, la macchina figa, la casa figa, pranzi e cene fighi in ristoranti fighi perché non cucina mai perché è troppo figo. Insomma, è un coglione egomaniaco, e mi comincio a stufare, finchè non arriva il colpo da maestro, quello che proprio ti fa battere la testa nel muro e strappare i capelli (no quelli no, sono i miei bambini. Prima o poi andrò a finire su Real Time per la mia ossessione per i capelli).
Perché manzi&manze, una sera mi chiama. E fin qui, tutto normale. Ero già nel letto, il mattino dopo avevo il corso e mi sarei dovuta svegliare prestissimo. Solo che il pirla non era solo.
Eeeeeh già. Quel cazzaro con libretto di circolazione mi ha telefonato mentre aspettava che la strappona con cui stava per fare sesso da combattimento uscisse dal bagno, probabilmente mentre si stava rinfrescando la Bernarda. Ma sì, dai, invece di augurarle la buonanotte le faccio sapere esplicitamente che sto per stantuffare una tizia a caso. Però con eleganza. Non me l’ha detto subito. Mi ha detto prima che era a casa, poi che era con qualcuno, poi con una tipa, poi che era in bagno. Che classe. Poteva anche aggiungere che indossava il suo perizomino leopardato da Village People, oppure che non era molto sicuro della grandezza dei preservativi. Non so, forse voleva che li ascoltassi mentre ansimavano come mufloni? Chessò, magari ha qualche velleità strana e un po’ perversa, e pensava che ‘sta roba mi scatenasse la gelosia, o la curiosità, o mi eccitasse.
Io vi giuro che la Bernarda mi si è afflosciata come un soufflé venuto male. Vi dico anche il suono: ha fatto pffffff …come un palloncino che si sgonfia.
Ma non è finita qui. Dopo averlo salutato a male parole, lui con il candore di un bambino mi chiede “pecchèèè” mi sente così “strana”. Non so, dimmelo tu, misterioso ammasso di catene di DNA messe male. Io dissimulo, faccio la vaga, fingo. E chiudo velocemente.
Quando pensi che il peggio sia finito, il peggio deve ancora arrivare. Perché quando la mattina mi sveglio alle 6:30 di sabato è inevitabile l’odio verso l’intera umanità.
Ma ho capito che la giornata era cominciata veramente di merda quando mi arriva un suo messaggio whatsapp. Era la foto della SCARPA della strappona. Un tacco 100 con plateau esagerato.
Che cazzo mi spiega che tu mi mandi la scarpa? Vuoi che la faccia valutare? La volevi rivendere? Pensi che lavori con la Ventura per Pittarosso? Oppure te la volevi tenere come trofeo, e me lo mostravi tutto fiero. Invece delle tacche sul legno collezioni scarpe delle conquiste, e le appendi come un cacciatore appende un corno d’elefante. Per quanto mi riguarda, te e il cacciatore avete la stessa morale.

Ovvero, avete un ego smisurato, zero rispetto per donne e animali, e sicuramente un pene minuscolo.

  • Daner

    Ma sei una calamita per idioti del genere?? Non ci posso credere! In primis togliti da siti/app del genere per favore! Tu puoi avere di meglio!

    • Fatto,dopo anni di coglionaggine.

  • Giacomo

    Ahahaha…ne ho conosciuta di gente strana..ma uno che posta baldanzoso la scarpa tacco 100 della conquista di turno a una che ,tra l’altro,ancora conquistato non ha,significa una sola cosa..e non lo dico per la “dilusione”troppo grande che provo adesso per il genere maschile cui appartengo.

    • Ohibò, che significa?