Stai Manzo

Tutto cambia… anche te.

Fermate il carro.

Sono passati 2 anni.

Due fottutissimi anni da quando il mio salottino digitale e sfigatone è nato con un rutto.

Non con un delicato pianto, un anelito di vita, no. Con un roboante e ridondante rutto.

Erano settimane, forse mesi che i miei amici digitali e non mi incoraggiavano a scrivere, a mettere nero su bianco qualcosa di mio a modo mio. Perché diciamolo, ho un modo tutto mio di raccontare perché ho un modo tutto mio di vivere. Non che sia migliore, semplicemente è mio. E se di sfighe ne ho passate e ne continuerò a passare tante, c’è una costante: l’ironia.

E l’autoironia.

Credo davvero e seriamente che l’ironia sia in grado di salvare le vite, perché quando scrivo in modo ironico, dissacrante, perfino stronzo sto rompendo un tabù, mi sto liberando e sto liberando chi mi legge da una pesantezza che fa parte della vita solo se glielo permettiamo; altrimenti la vita è fatta per gioire, anche se le continuo a ripetere che fa schifo (e lei, giustamente, esegue gli ordini).

Oggi parliamo di una roba che ho notato proprio grazie al manzocompleanno: il cambiamento.

E qui mi balla l’occhio.

Rileggendo articoli indietro il mio modo di scrivere e i temi sono cambiati. Non so, c’è qualcosa di diverso. Il primo anno è stato una liberazione e uno sfogo (e un’elaborazione) continua, scrivevo di getto e con leggerezza di cose passate e già ampiamente superate, perché tutte quelle sfighe ora mi fanno ridere, ed è così che deve essere.

Il secondo anno è stato più lento, più denso, con moltissimi cambiamenti dentro e fuori di me, nuove persone, nuove consapevolezze e nuove sfighe, ovvius. Ecco, scrivere di quello che accade nel momento in cui accade impone una lentezza diversa, un guardarsi dentro.

Ma torniamo a toni più cazzoni, miei amati 4 gatti che mi leggete, zoccolo duro di follouerz che per pietas cristiana o per dubbio gusto amate quel che scrivo.

C’è una roba che tutti, indistintamente manzi e Bernarde odiano e rifiutano e ripudiano e vaderetrochenonnevòsapè: il cambiamento.

E qui non mi balla l’occhio, mi esce dall’orbita perché mi si scatena la carogna sempreverde. Dunque, lasciate che illustri ai cari austrolopiteconi evolutissimi della mia vita (e delle vostre): il cambiamento è buono.

No cacca. Cambiamento buoooooono.

Ecco, ho finito la dissertazione.

Malocapiteononlocapite che cambiare è OBBLIGATORIO per un essere che si PRESUPPONE sia senziente e pensate? Cioè se sei un ameba preistorica non mi aspetto che tu legga Eco. Non mi aspetto che tu abbassi la tavoletta del water dopo aver allegramente urinato. Non mi aspetto niente, perché le amebe sono così da quando Dio (gli alieni, o chi per lui) ha starnutito sulla Terra creando la vita.

Ma se sei un’ex-scimmia hai il dovere di cambiare. Cambiare vuol dire evolvere, migliorare, adattarsi, progredire.

Guardate che il progresso non è il nuovo aifon, eh. Il nuovo aifon vi fa involvere, e voi coglioni che fate le file dalle 5 della mattina per spendere più di 1000 euro per “il progresso”. Poi magari avete l’empatia di una tegola.

Mandateaccagare vai.

Le genti fanno figli, maturano, diventano responsabili. Oddio, il mio più recente progresso a 31 anni è stato imparare a fare le patate al forno senza smosciarle miserabilmente, proprio un mese dopo che una mia amicissima ha partorito. Vabè, ognuno ha i suoi sviluppi.

Comunque gente, il segreto sono le patate nuove, non quelle vecchie con i fiori che stanno per camminare da sole; poi dovete metterle ammollo per 30 minuti già tagliate a tocchetti così gli levate l’amido. Ungete per bene, e condite a metà cottura. Vengono una bontà. Voci di corridoio dicono anche di aggiungere del pangrattato. Proverollo.

Vedete? Se ci son riuscita io a cambiare ed imparare una roba nuova, perché voi non potete?

Per quale cazzominchia di motivo vi ostinate a ripetere sempre i soliti errori, sempre i soliti schemi, sempre le solite sfighe senza chiedervi se il problema siete voi? Perché siete così carognamente resistenti?

Ve lo dico io perché: perché cambiare è faticoso, care amebe, e voi non ciavetevoglia di sbattervi.

Ho deciso che asseconderò questo cambiamento nel blog e vediamo che succede. Forse farò meno ridere, forse di più, non so. Forse scriverò di altre cose, forse no. Non so.

Però sono curiosa di vedere dove mi porterà.

Provate anche voi.